giovedì 8 ottobre 2009

Pomeriggio

Penso a un tuo bacio, rubato, veloce.
Sorridi mentre guidi. Un sorriso ampio, leggero, che contagia gli occhi, illuminandoli.
Sei stanco, preoccupato.
"Cedo", dici.
Gli occhi sono seri, ora.
Parlandoti prendo la tua mano e l'accarezzo, piano, sul palmo, e vorrei portare via quel peso che ti rallenta.
Se non fossimo nel traffico della città metterei la tua testa sulle mie ginocchia e ti accarezzerei come si fa per addormentare i bambini. Le mie mani nei tuoi capelli. Ascoltando piano la tua voce che si racconta.
Un attimo e sei già lontano.

giovedì 1 ottobre 2009

Nè di Eva nè di Adamo (Amélie Nothomb)

"Può capitare che la fuga sia un gesto d'amore. Per amare ho bisogno delle mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare. [...]La fuga da la più grande sensazione di libertà che si possa sperimentare. Ci si sente più liberi a fuggire che a non avere niente da cui fuggire. [...] D'altronde, c'è sempre qualcosa da cui fuggire. Non foss'altro che da sé stessi."

Tutte le volte ci provo. Con tutta me stessa, mi dico: "E' finita. Non c'è futuro. Gira pagina, vai avanti. Lasciati tutto dietro le spalle, così, senza una parola. Semplicemente vivi la tua vita, lontano."

"Dire a qualcuno che è finita è brutto e falso. Non è mai finita. Anche quando non si pensa più a qualcuno, come dubitare della sua presenza dentro di sé? Una persona che ha contato qualcosa conta per sempre."

E riemerge, ogni volta, prepotente, quel sentimento per cui ti odio, sì, ti odio. Di un odio strisciante che non vuole farti del male ma non ti perdona. E' più un rancore, sordo, per la tua colpa di non volere me. Ma, allo stesso tempo, ti amo. Di un amore assoluto, che nulla potrà cambiare.
Mi stringe la consapevolezza che non c'è posto in cui fuggire perchè quello che sono, quello che sento, è più forte di qualunque fuga.

E allora torno.

mercoledì 30 settembre 2009

Germogli

Il sentimento che provo è nato spontaeamente sulle rocce, fragili, della mia anima. Ha trovato il giusto clima, mite, temperato, e poi ha fatto tutto da solo.
E' cresciuto, si è arrampicato, fino a stringerla e soffocarla quell'anima. Si nutriva dello stesso nutrimento, della stessa passione, e con essa cresceva.
Le radici affondavano nell'attrazione, chimica; i rami si avvolgevano sulla scoperta quotidiana e sulla riscoperta; la linfa vitale scorreva grazie ai momenti passati a osservarci, scrutarci, analizzarci.
La passionalità nelle piccole cose era l'acqua che nutriva i nuovi germogli.
La lontananza, scelta improvvisamente, è stato il vento di tempesta che si è abbattuto scuotendo fortemente pianta e anima.
Hanno retto. Nonostante tutto.
Ne portano i segni.
Più di tutti l'anima.